...ed io non chiudo occhio.
La chiamano jet lag syndrome o disincronosi circadiana.
Che poi in italiano fa più paura.
In parole povere, è quando torni da un lungo viaggio con un cambio di fuso notevole (bastano tre ore ma le mie nove sono insostenibili per me) e il tuo corpo ci mette giusto un attimo a riabituarsi ai nuovi orari.
A capire che è giorno, non notte.
A capire che non puoi avere voglia di pasta alle tre di notte o alle nove di mattina.
Che il riposino post prandiale deve durare 20 minuti, non tre ore per poi svegliarti come Nell'alba dei morti viventi, con le braccia protese in avanti non alla ricerca di cervelli ma per non sbattere contro una porta chiusa.
Così, in queste notti lunghissime e senza sonno, ho del tempo in più per fare le cose che mi piacciono.
Leggere, scrivere, mangiare per essere chiari.
E così le testate giornalistiche sono rientrate prepotentemente nella mia vita da poco meno di una settimana (insieme alla pasta).
Già, ne erano sparite ormai da qualche anno (la pasta solo da un mese).
Da quando decisi consapevolmente di smettere di informarmi.
Da quando (sono integralista in alcune mie scelte) decisi di trasformarmi in una bambolina bionda. Capelli a parte.
Da quando capii che meno sapevo, più ero felice.
Che se avessi saputo il numero dei bambini morti a Gaza, non avrei potuto essere felice.
Se avessi saputo di canguri e riforme italiane, non avrei potuto ridere come invece voglio continuare a fare.
Se avessi continuato a leggere, a sviscerare, ad ampliare, a scendere nel dettaglio avrei collegato i puntini, connecting the dots, dicono gli americani.
E una volta collegati i puntini ed aver visto il disegno che ne esce fuori, sarei stata completamente travolta da un mondo che non va, da un'illusione di felicità.
Dalle bugie che ci raccontiamo ogni giorno per essere felici.
Ma queste notti insonni risvegliano la mia coscienza critica e politica.
In fondo, è la natura degli scorpioni che si fanno dare un passaggio dalle rane per attraversare il fiume.
Non conoscete la favola?
Cercatela su Wikipedia.
Io continuerò a leggere.
Buonanotte.
I diritti del lettore del mio blog
1. Il diritto di leggere i miei post
2. Il diritto di non leggere i miei post
3. Il diritto di rileggere i miei post
4. Il diritto di leggere a voce alta i miei post
5. Il diritto di leggere a voce bassa i miei post
6. Il diritto di divulgare il contenuto dei miei post
7. Il diritto a farvi gli affari miei
8. Il diritto di essere d'accordo con me
9. Il diritto di non essere d'accordo con me
10. Il diritto di stare zitti
(Tributo a D. Pennac)
1. Il diritto di leggere i miei post
2. Il diritto di non leggere i miei post
3. Il diritto di rileggere i miei post
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9. Il diritto di non essere d'accordo con me
10. Il diritto di stare zitti
(Tributo a D. Pennac)
giovedì 31 luglio 2014
venerdì 13 giugno 2014
Pare che il cervello sia stupido
E possiamo prenderlo in giro.
Pare che se sorridi o fingi di sorridere e di ridere e di essere felice, il cervello si inganni e ci creda davvero.
Crede che tu sia felice.
Allora inizierà a produrre serotonina ed endorfine e crederà di stare bene.
Possiamo quindi sorridere o fare finta di ridere di gusto e la chimica ci verrà in aiuto.
Possiamo fare finta che vada tutto bene, che è una cosa da niente e il cervello dirà al nostro corpo che è così.
E noi staremo inconsapevolmente bene.
Beatamente ignari di tutto il processo che avviene alle nostre razionali spalle.
Convinti di poter superare tutto, è il nostro corpo a dircelo.
E la nostra mente seguirà il nostro corpo...
Con calma.
domenica 25 maggio 2014
La vie en rose
Eh lo so.
Questo blog sta diventando maledettamente noioso.
Sono melanconica, appaio triste e patetica e frustrata.
In realtà non è così.
Sono felice, sorrido molto e le rughe intorno agli occhi e intorno alle labbra stanno diventando più profonde proprio perché sorrido troppo.
No, l'età non centra, chiaramente.
Le cose che pensavo essere importanti per la mia vita stanno piano piano arrivando.
Le sto aspettando pazientemente.
Come tutte le cose belle d'altronde: si aspettano con pazienza, si conquistano e si fanno sacrifici per ottenerle.
Altre invece arrivano all'improvviso.
Ti travolgono e portano via tutte le certezze che con fatica hai costruito.
Sovvertono i pronostici, spostano priorità e punti di riferimento.
E com'è giusto che sia, ti ritrovi a fare bilanci, rimettere in discussione quello che hai sempre creduto fosse giusto per te.
Perchè si sa, quando si fanno bilanci, quando si tirano le somme, qualcosa che non torna c'è sempre...
Ed io non sono mai stata brava in matematica...
Questo blog sta diventando maledettamente noioso.
Sono melanconica, appaio triste e patetica e frustrata.
In realtà non è così.
Sono felice, sorrido molto e le rughe intorno agli occhi e intorno alle labbra stanno diventando più profonde proprio perché sorrido troppo.
No, l'età non centra, chiaramente.
Le cose che pensavo essere importanti per la mia vita stanno piano piano arrivando.
Le sto aspettando pazientemente.
Come tutte le cose belle d'altronde: si aspettano con pazienza, si conquistano e si fanno sacrifici per ottenerle.
Altre invece arrivano all'improvviso.
Ti travolgono e portano via tutte le certezze che con fatica hai costruito.
Sovvertono i pronostici, spostano priorità e punti di riferimento.
E com'è giusto che sia, ti ritrovi a fare bilanci, rimettere in discussione quello che hai sempre creduto fosse giusto per te.
Perchè si sa, quando si fanno bilanci, quando si tirano le somme, qualcosa che non torna c'è sempre...
Ed io non sono mai stata brava in matematica...
giovedì 8 maggio 2014
Essere felice 2.0
Perennemente insoddisfatta.
Non ti accontenti mai.
Un nuovo motivo per soffrire, per stare male.
Non guardi mai a cosa hai costruito, a cosa hai ottenuto fino ad ora.
Queste le parole con cui il mio futuro marito mi descrive.
E non a torto, sia chiaro.
Perché ha ragione, inutile negarlo.
Non mi accontento mai, non mi sento mai arrivata, mai realizzata.
C'è sempre qualcosa su cui essere migliore, sempre qualcosa sulla quale diventare più brava, più felice, più valorizzata, più coraggiosa, più forte, più normale, più opportuna, più appropriata, più furba, più veloce, più completa.
Perennemente ambiziosa, non per distinguermi ma per essere felice.
E corro e tendo e cammino e avanzo e mi precipito nella mia vita.
Sempre insoddisfatta, sempre con un progetto da realizzare, con qualcosa che non va e che potrebbe andare meglio, sempre affamata.
Non so se ad occhi esterni e innamorati questo possa sembrare un procedere a tentoni, senza una direzione precisa o uno schema ordinato.
Se possa sembrare semplicemente un modo per non essere mai felice.
Non conosco la direzione ma sono certa di non essermi perduta.
So dove sono e so dove vorrei essere.
Devo solo trovare il sentiero giusto per arrivarci.
E non mi perderò per nulla al mondo la gioia del cammino che farò.
Non ti accontenti mai.
Un nuovo motivo per soffrire, per stare male.
Non guardi mai a cosa hai costruito, a cosa hai ottenuto fino ad ora.
Queste le parole con cui il mio futuro marito mi descrive.
E non a torto, sia chiaro.
Perché ha ragione, inutile negarlo.
Non mi accontento mai, non mi sento mai arrivata, mai realizzata.
C'è sempre qualcosa su cui essere migliore, sempre qualcosa sulla quale diventare più brava, più felice, più valorizzata, più coraggiosa, più forte, più normale, più opportuna, più appropriata, più furba, più veloce, più completa.
Perennemente ambiziosa, non per distinguermi ma per essere felice.
E corro e tendo e cammino e avanzo e mi precipito nella mia vita.
Sempre insoddisfatta, sempre con un progetto da realizzare, con qualcosa che non va e che potrebbe andare meglio, sempre affamata.
Non so se ad occhi esterni e innamorati questo possa sembrare un procedere a tentoni, senza una direzione precisa o uno schema ordinato.
Se possa sembrare semplicemente un modo per non essere mai felice.
Non conosco la direzione ma sono certa di non essermi perduta.
So dove sono e so dove vorrei essere.
Devo solo trovare il sentiero giusto per arrivarci.
E non mi perderò per nulla al mondo la gioia del cammino che farò.
lunedì 17 marzo 2014
Lotto per essere mediocre
Sto lottando per costruirmi una fantastica mediocrità, una realtà in bilico tra il non vedo, non sento, non mi interesso.
E' così bello non sapere, non conoscere, non informarsi e pensare che in fondo vada sempre tutto bene.
Voglio bearmi di non sapere nulla, di non ascoltare nulla, di non avere un'opinione su nulla.
Essere fantasticamente mediocre.
Con aspirazioni mediocri.
Con aspettative mediocri.
Con curiosità mediocri.
Con una vita senza problemi etici, senza aspirazioni di dignità etica, senza valori fondanti e imprescindibili.
Una vita senza sapere cosa significa imprescindibile.
Magnifica nella sua semplicità, nel suo fascino del tiriamo a campare, nell'aura de "le cose che importano davvero nella vita".
Sapere le cose che importano davvero nella vita è così fantasticamente mediocre.
E così semplice e facile da non darmi mai problemi.
Una fantastica mediocre vita per sentito dire.
E' così bello non sapere, non conoscere, non informarsi e pensare che in fondo vada sempre tutto bene.
Voglio bearmi di non sapere nulla, di non ascoltare nulla, di non avere un'opinione su nulla.
Essere fantasticamente mediocre.
Con aspirazioni mediocri.
Con aspettative mediocri.
Con curiosità mediocri.
Con una vita senza problemi etici, senza aspirazioni di dignità etica, senza valori fondanti e imprescindibili.
Una vita senza sapere cosa significa imprescindibile.
Magnifica nella sua semplicità, nel suo fascino del tiriamo a campare, nell'aura de "le cose che importano davvero nella vita".
Sapere le cose che importano davvero nella vita è così fantasticamente mediocre.
E così semplice e facile da non darmi mai problemi.
Una fantastica mediocre vita per sentito dire.
domenica 12 gennaio 2014
Why to be happy if I can be me?
Non sono mai stata una persona dotata di grande fantasia. I miei sogni, anche da bambina, sono stati sempre così ”realizzabili”, così normali. Non ho mai sognato ad esempio di fare la principessa. O la ballerina essendo un panzerotto ripieno.
A sette anni lo specchio sapeva già darmi risposte sul mio futuro.
Da bambina sognavo di fare il medico o l’archeologa subacquea.
La mia Barbie non era mai la regina di un antica città perduta o una fashion girl in giro per Beverly Hills a fare shopping. La mia Barbie lavorava da avvocato e quando usciva dallo studio, andava a fare la spesa, passava a prendere i bambini da casa dei nonni e tornava a casa. Preparava la cena, metteva i bambini a letto e arrivava Ken che tornava sempre tardi dal lavoro nonostante facesse il muratore o l’idraulico. Si mettevano a tavola e dopo aver cenato, guardavano la tv sul divano nella loro casa di cartone ma con l’ascensore.
Certo, non era facile trovare vestiti adatti per permettere alla mia Barbie di praticare l’attività forense ma con un po’ di fantasia era possibile trasformare un pantalone super attillato in un tailleur gessato.
Crescendo la situazione si è spostata dalla Barbie alla vita vera.
Alle medie il ragazzo che mi piaceva non era il più bello della scuola, quello con i capelli lisci lunghi sul ciuffo e quel po’ di peluria che da adolescente ti fa sentire così grande.
No, il mio amato era un ragazzino normale, con qualche brufolo e con un alito non propriamente al pino silvestro.
Amici, amiche, fidanzatini e fidanzati più importanti, versioni di greco, vestiti grunge, tanta cattiva musica ma che quando risento adesso mi sembra che non siano più state scritte canzoni migliori.
La mia adolescenza è stata felice, spensierata, un po’ cicciona ma positiva.
A distanza di vent’anni, durante gli anni 90, io ricordo ancora l’imbarazzo dei pantaloni in cotone elasticizzato a zampa d’elefante che alle ragazze di Non è la Rai stavano così bene ma che appena indossati davanti allo specchio mi costrinsero a sgranare gli occhi. Su di me non erano proprio la stessa cosa.
Si, sono una taglia 44, dotata di poca fantasia e beatamente mediocre.
A sette anni lo specchio sapeva già darmi risposte sul mio futuro.
Da bambina sognavo di fare il medico o l’archeologa subacquea.
La mia Barbie non era mai la regina di un antica città perduta o una fashion girl in giro per Beverly Hills a fare shopping. La mia Barbie lavorava da avvocato e quando usciva dallo studio, andava a fare la spesa, passava a prendere i bambini da casa dei nonni e tornava a casa. Preparava la cena, metteva i bambini a letto e arrivava Ken che tornava sempre tardi dal lavoro nonostante facesse il muratore o l’idraulico. Si mettevano a tavola e dopo aver cenato, guardavano la tv sul divano nella loro casa di cartone ma con l’ascensore.
Certo, non era facile trovare vestiti adatti per permettere alla mia Barbie di praticare l’attività forense ma con un po’ di fantasia era possibile trasformare un pantalone super attillato in un tailleur gessato.
Crescendo la situazione si è spostata dalla Barbie alla vita vera.
Alle medie il ragazzo che mi piaceva non era il più bello della scuola, quello con i capelli lisci lunghi sul ciuffo e quel po’ di peluria che da adolescente ti fa sentire così grande.
No, il mio amato era un ragazzino normale, con qualche brufolo e con un alito non propriamente al pino silvestro.
Amici, amiche, fidanzatini e fidanzati più importanti, versioni di greco, vestiti grunge, tanta cattiva musica ma che quando risento adesso mi sembra che non siano più state scritte canzoni migliori.
La mia adolescenza è stata felice, spensierata, un po’ cicciona ma positiva.
A distanza di vent’anni, durante gli anni 90, io ricordo ancora l’imbarazzo dei pantaloni in cotone elasticizzato a zampa d’elefante che alle ragazze di Non è la Rai stavano così bene ma che appena indossati davanti allo specchio mi costrinsero a sgranare gli occhi. Su di me non erano proprio la stessa cosa.
Si, sono una taglia 44, dotata di poca fantasia e beatamente mediocre.
domenica 28 luglio 2013
E' solo sabbia
Le cose mi sfuggono dalle mani.
Le cose importanti e le cose meno importanti.
Le cose a cui tengo e quelle per cui faccio spallucce.
Le cose alle quali penso da giorni e quelle a cui mi ritrovo a pensare su due piedi.
Svaniscono, si dissolvono o si concludono più o meno catastroficamente.
E ci pensi, inutile nasconderlo. Pensi a quello che succederà in futuro.
A quello che hai programmato e che aspetti con tanta emozione.
Non sono ipocrita. Sono realista, con i piedi sempre piantati per terra.
Non mi nascondo dietro parole di circostanza, d'occasione.
Ci sono stati d'animo che non meritano di sentirsi etichettare con un certo tipo di chiacchiericcio da incontro casuale con l'amica che non vedi da tanto tempo.
"Come stai?" "Mah, potrebbe andare meglio." "Vedrai che tutto si aggiusta."
No, non funziona così.
Non funziona con un "tutto passa".
Anche se è solo sabbia.
venerdì 19 luglio 2013
L'amore non dipende da quante camice gli stiri. O forse si.
Questi i miei pensieri mentre allacciavo il collo dell'ennesima camicia dell'informatico che mi ciabatta per casa in mutande.
Perchè da quando mi sono trasformata da blogger di successo ed organizzatrice di eventi in casalinga matta e disperatissima, prendermi cura della casa e dell'aspetto fisico del mio amato quando va in ufficio sembra essere una delle mie occupazioni preferite.
Perchè se si presenta in ufficio con una pieghetta sul collo della camicia, il pensiero ricorrente è "Guarda come la sua compagna ha stirato male!".
Se gli amici fanno un'improvvisata e trovano la casa sottosopra, il primo pensiero è "Guarda come lei tiene in disordine la casa!".
Se il pan di spagna per la torta margherita non è lievitato, la prima cosa che ci passa per la testa è "Povera, avrà fatto di tutto ma proprio non le riesce!".
Ma l'Angelo del Focolare propriamente detto è morto.
E insieme a lui sono morti il Principe Azzurro, la Fata Madrina, la Principessa nel Castello Fatato e il Grillo Parlante.
Il Mago Pasticcione risulta invece tuttora scomparso.
Perchè da quando mi sono trasformata da blogger di successo ed organizzatrice di eventi in casalinga matta e disperatissima, prendermi cura della casa e dell'aspetto fisico del mio amato quando va in ufficio sembra essere una delle mie occupazioni preferite.
Perchè se si presenta in ufficio con una pieghetta sul collo della camicia, il pensiero ricorrente è "Guarda come la sua compagna ha stirato male!".
Se gli amici fanno un'improvvisata e trovano la casa sottosopra, il primo pensiero è "Guarda come lei tiene in disordine la casa!".
Se il pan di spagna per la torta margherita non è lievitato, la prima cosa che ci passa per la testa è "Povera, avrà fatto di tutto ma proprio non le riesce!".
Ma l'Angelo del Focolare propriamente detto è morto.
E insieme a lui sono morti il Principe Azzurro, la Fata Madrina, la Principessa nel Castello Fatato e il Grillo Parlante.
Il Mago Pasticcione risulta invece tuttora scomparso.
domenica 30 giugno 2013
Solitudini immeritate
Passiamo la vita ad aspettare qualcosa.
Minuti, ore, giorni.
Aspettiamo i risultati delle analisi.
Aspettiamo un figlio.
Aspettiamo il treno o l'autobus.
Aspettiamo di compiere 18 anni.
Aspettiamo la domenica.
Aspettiamo di finire l'università.
Aspettiamo che il tempo passi.
Aspettiamo che qualcuno vada via.
Aspettiamo che qualcun'altro ritorni.
E ci racconti perchè ci ha fatto aspettare così tanto tempo.
Quando di tempo, poi, non ce n'è mai abbastanza.
Minuti, ore, giorni.
Aspettiamo i risultati delle analisi.
Aspettiamo un figlio.
Aspettiamo il treno o l'autobus.
Aspettiamo di compiere 18 anni.
Aspettiamo la domenica.
Aspettiamo di finire l'università.
Aspettiamo che il tempo passi.
Aspettiamo che qualcuno vada via.
Aspettiamo che qualcun'altro ritorni.
E ci racconti perchè ci ha fatto aspettare così tanto tempo.
Quando di tempo, poi, non ce n'è mai abbastanza.
mercoledì 19 giugno 2013
Comparse
Siamo solo delle semplici comparse nella vita degli altri.
Non ci conoscono davvero eppure pretendono da noi presenza, affetto e riconoscenza.
Se sarò una comparsa, sceglierò io su quale palcoscenico esibirmi.
lunedì 22 aprile 2013
Giratori di link
![]() |
| Esempio di link del tipico giratore |
Sono intorno a noi.
Sono come noi.
Sono le nostre sorelle, i nostri cugini, i nostri vicini di casa.
Assomigliano in tutto a noi.
Hanno braccia, capelli, gambe.
Fanno la spesa il sabato pomeriggio, vanno al mare la domenica e guardano la Formula 1 in tv.
Solo chi li conosce bene può davvero distinguerli.
Chi li conosce e chi li ha aggiunti alla lista di amici su Facebook.
Sono i giratori di link.
Quelli che quando sono su Facebook si capisce subito perchè in un quarto d'ora riempiono la tua timeline di foto con frasi ad effetto.
Quelli che nella loro vita non hanno mai scritto niente di originale.
Quelli che "Non avere pietà per chi ti ha fatto del male perchè lui non ne ha avuta per te".
Quelli che chissà cosa avranno mai subito nella loro vita per emettere proclama così pomposi.
Quelli che ogni tanto scrivono qualcosa di loro pugno e ti sorprendi ma poi guardi meglio e hanno scritto: "Palestra timeeeeeee".
Quelli che adorano le proprie mamme, i propri papà, non vedono l'ora di avere un figlio perchè "Essere madri è la cosa più bella al mondo" e quando piove passano la giornata a guardare dalla finestra.
Quelli che fanno il cuoricino con il segno < e con il 3.
Quelli che d'inverno postano le foto di paradisi esotici con mari cristallini e palafitte con scritto "Quanti siamo a voler essere qui in questo momento?".
No, non mi mettete nella conta. Io preferisco rimanere in città e lavorare con -14 gradi fuori per poi tornare a casa e stirare.
Andate voi, io resto.
Tranquilli.
Ecco, voglio solo dire a te, giratore di link che mai capiterai sul mio blog: BASTA.
Basta usare frasi già confezionate, già pensate per te.
Scrivi tu quello che senti di scrivere, quello che provi in quel momento.
I social network sono anche questo, servono a far sapere a chi ti conosce quello che stai pensando.
Non quello che qualcun'altro ha pensato per te e una volta t'è capitato e anche se non lo provi ora sai che significa perchè ci sei già passato.
Se non ne verrà fuori una frase ad effetto, così profonda, non importa.
Sarà tua.
E avrai dimostrato di saper scrivere!
mercoledì 6 marzo 2013
Le luci accese
Lo faccio da sempre, da quando ho memoria.
Passeggiando, rientrando a casa dopo il lavoro, dopo una volata al supermercato, aspettando qualcuno che tarda ad arrivare.
E' più forte di me.
Quando vedo una finestra illuminata la mia testa prende il via ed immagina cosa stia accadendo dietro quelle finestre.
Una giovane coppia che guarda un film romantico illuminata dalla sola luce del televisore.
Una coppia di anziani seduti sulle loro poltrone che guardano i programmi del pomeriggio dietro una finestra gialla con le tende in pizzo bianco.
Due bambini che stanno facendo i compiti sul tavolo mentre la mamma sta preparando una torta per la merenda e tra un po' si sporgerà per farla raffreddare sul davanzale di una finestra con le tendine colorate.
Immagino che si sentano bene nelle loro case, siano comodi nei loro vestiti e non si stiano preoccupando se i capelli sono in ordine o se il trucco stia sbavando.
I bambini avranno fatto un po' di capricci prima di iniziare i compiti, la coppia di nonni preparerà la minestrina prima di andare a dormire, il cane se ne starà sdraiato sul tappeto del salotto ad aspettare pazientemente la sua passeggiata serale.
Di solito mi assale uno strano genere di malinconia, una specie di nostalgia per qualcosa che non sto vivendo io.
E' quasi invidia.
Guardo a me stessa, per strada, mentre altri stanno vivendo un'altra vita.
Mi vedo così lontana da quella felicità che si nasconde dietro quelle finestre.
Mi vedo così diversa da quello che stanno vivendo gli altri, in quelle case, in quel momento.
Mi immagino già nel mio appartamento, con la lampada accesa, un plaid sulle gambe e in mano di nuovo, per l'ennesima volta, Mrs. Dalloway.
C'è una vita che va vissuta e tante vite che ci vivono accanto.
Ma non importa nulla.
Quello che importa è tenere la luce accesa.
Passeggiando, rientrando a casa dopo il lavoro, dopo una volata al supermercato, aspettando qualcuno che tarda ad arrivare.
E' più forte di me.
Quando vedo una finestra illuminata la mia testa prende il via ed immagina cosa stia accadendo dietro quelle finestre.
Una giovane coppia che guarda un film romantico illuminata dalla sola luce del televisore.
Una coppia di anziani seduti sulle loro poltrone che guardano i programmi del pomeriggio dietro una finestra gialla con le tende in pizzo bianco.
Due bambini che stanno facendo i compiti sul tavolo mentre la mamma sta preparando una torta per la merenda e tra un po' si sporgerà per farla raffreddare sul davanzale di una finestra con le tendine colorate.
Immagino che si sentano bene nelle loro case, siano comodi nei loro vestiti e non si stiano preoccupando se i capelli sono in ordine o se il trucco stia sbavando.
I bambini avranno fatto un po' di capricci prima di iniziare i compiti, la coppia di nonni preparerà la minestrina prima di andare a dormire, il cane se ne starà sdraiato sul tappeto del salotto ad aspettare pazientemente la sua passeggiata serale.
Di solito mi assale uno strano genere di malinconia, una specie di nostalgia per qualcosa che non sto vivendo io.
E' quasi invidia.
Guardo a me stessa, per strada, mentre altri stanno vivendo un'altra vita.
Mi vedo così lontana da quella felicità che si nasconde dietro quelle finestre.
Mi vedo così diversa da quello che stanno vivendo gli altri, in quelle case, in quel momento.
Mi immagino già nel mio appartamento, con la lampada accesa, un plaid sulle gambe e in mano di nuovo, per l'ennesima volta, Mrs. Dalloway.
C'è una vita che va vissuta e tante vite che ci vivono accanto.
Ma non importa nulla.
Quello che importa è tenere la luce accesa.
venerdì 15 febbraio 2013
Untitled I
Ciao,
ho iniziato il mio nuovo racconto.
So che non lo leggerà anima viva.
Proprio come gli altri 30 nel cassetto del comodino.
O forse no.
Con profonda ostinazione,
Maria Grazia.
ho iniziato il mio nuovo racconto.
So che non lo leggerà anima viva.
Proprio come gli altri 30 nel cassetto del comodino.
O forse no.
Con profonda ostinazione,
Maria Grazia.
giovedì 14 febbraio 2013
Il trucco è respirare più forte dei pensieri
Inspirare, espirare.
Inspirare, espirare.
E' questo il trucco.
Non devi fare nient'altro.
Non devi pensare a nient'altro.
Devi ascoltarti respirare.
Ascolta il rumore che fa l'aria quando entra dalle tue narici.
Ascoltala attraversare la faringe poi sempre più giù fin quando il petto non si gonfia.
Per poi uscire calda e già meno percettibile di quella fredda inspirata prima.
Se i pensieri si affollano tu lasciali lì.
Respira più forte, sovrapponi il rumore del tuo respiro al rumore dei pensieri.
L'aria quando attraversa il naso emette un suono: ascoltalo.
Se un pensiero ritorna, aumenta la portata delle tue narici: farà più rumore.
Riporta l'attenzione dov'è fondamentale che sia: sul tuo respiro.
Stupisciti.
Di quanto sia facile respirare.
Di quanto sia naturale tanto da non averci mai fatto caso.
Di quanto sia difficile che vada tutto bene nonostante tutta la strada che l'aria faccia di continuo.
Prendila per mano.
Accompagna l'aria attraverso il viaggio dentro di te.
E lascia che sia lei a mostrarti chi sei davvero.
Inspirare, espirare.
E' questo il trucco.
Non devi fare nient'altro.
Non devi pensare a nient'altro.
Devi ascoltarti respirare.
Ascolta il rumore che fa l'aria quando entra dalle tue narici.
Ascoltala attraversare la faringe poi sempre più giù fin quando il petto non si gonfia.
Per poi uscire calda e già meno percettibile di quella fredda inspirata prima.
Se i pensieri si affollano tu lasciali lì.
Respira più forte, sovrapponi il rumore del tuo respiro al rumore dei pensieri.
L'aria quando attraversa il naso emette un suono: ascoltalo.
Se un pensiero ritorna, aumenta la portata delle tue narici: farà più rumore.
Riporta l'attenzione dov'è fondamentale che sia: sul tuo respiro.
Stupisciti.
Di quanto sia facile respirare.
Di quanto sia naturale tanto da non averci mai fatto caso.
Di quanto sia difficile che vada tutto bene nonostante tutta la strada che l'aria faccia di continuo.
Prendila per mano.
Accompagna l'aria attraverso il viaggio dentro di te.
E lascia che sia lei a mostrarti chi sei davvero.
venerdì 10 agosto 2012
Poesia di San Lorenzo
O Perseidi, Perseidi belle,
Facciamo a cambio.
Io divento una stella cadente
E mi perdo nel nulla dell'universo
E voi diventate me
E andate a lavoro
E passate Agosto in città.
O Perseidi, Perseidi eteree,
Facciamo a cambio.
Io divento uno sciame meteorico
E mi faccio vedere solo pochi giorni all'anno
E voi diventate me
Ristrutturate casa e fate il trasloco.
Facciamo a cambio.
Io divento una stella cadente
E mi perdo nel nulla dell'universo
E voi diventate me
E andate a lavoro
E passate Agosto in città.
O Perseidi, Perseidi eteree,
Facciamo a cambio.
Io divento uno sciame meteorico
E mi faccio vedere solo pochi giorni all'anno
E voi diventate me
Ristrutturate casa e fate il trasloco.
martedì 12 giugno 2012
Benvenuto Matteo.
Ecco il mondo.
Non è il miglior mondo dove nascere, c'è da ammetterlo.
Potevi nascere in un mondo di un'altra galassia. Avresti avuto intelligenza e tecnologie a tua disposizione.
Ma ti saresti perso, forse, l'odore della primavera e il verde degli alberi.
Potevi nascere in un altro continente, negli Stati Uniti d'America ad esempio. Avresti avuto molte possibilità da grande e un paese sconfinato dove vedere tante cose.
Ma ti saresti perso il ragù alla bolognese e la bellezza sconfinata della nostra architettura.
Potevi nascere in un'altra nazione, la Francia ad esempio. Avresti parlato una lingua dolce e affascinante e avresti bevuto il miglior vino del mondo.
Ma ti saresti perso le spiagge del Salento e i boschi degli Appennini.
Sei nato in Italia invece.
Dove tutto è forse un po' più difficile, dove ci sono alcune cose che non vanno e dove gli abitanti sono tanto pigri per cambiare qualcosa (pigro è come quando non vuoi alzarti dal letto la mattina dopo che la mamma ti ha chiamato tante volte).
Ma se c'è una cosa che ti posso assicurare è che mamma, papà, zio Eugenio e zia Maria Grazia faranno di tutto per rendere questo mondo bellissimo ai tuoi occhi.
Per te gli alberi saranno più verdi e la pioggia meno bagnata.
I fiori fioriranno sempre, anche d'inverno, e le nuvole somiglieranno sempre a qualcosa.
E quando cadrai dalla bicicletta e ti sbuccerai un ginocchio, ci sarà sempre un bacino a far passare tutto.
Sei nato da poche ore e ti vogliamo già un mondo di bene.
martedì 3 aprile 2012
giovedì 15 marzo 2012
Se dovessi avere un'anima, sarebbe estremamente inquieta

Non sono molto in contatto con la mia parte spirituale.
Ho sempre creduto infatti che siamo fatti di cellule e sinapsi.
Che l'amore o l'amicizia siano semplicemente connessioni di neuroni sviluppatesi in condizioni favorevoli.
Figuriamoci credere in Dio...
Ma qualcosa sta cambiando.
Dall'estate scorsa, quando qualcuno mi ha parlato di me stessa senza conoscermi prima, la mia anima ha fatto un balzo in avanti ed ha iniziato a pretendere più attenzione.
E così ho iniziato a studiare me stessa e a studiare le persone di cui mi sono sempre circondata.
Sarà anche l'età in cui cominci a sforzarti di dare un senso a quello che fai, la mia profonda dedizione a libri di un certo tipo, all'arte e alla musica classica...Sta di fatto che più vado avanti più emergo dalla confusione.
Mi delineo sempre di più, mi scontorno da tutti gli errori commessi e ringrazio questi errori.
Ne faccio e continuerò a farne ma solo per scoprire di essere migliore (cit.).
Mi passo sotto la lente di ingrandimento e intuisco che c'è qualcosa che va oltre la nostra essenza molecolare.
Posso arrossire per un afflusso di sangue ma questo afflusso a cosa reagisce?
Da dove viene esattamente? E perché capita in una situazione e non in un'altra?
Così per le persone che scegliamo per percorrere un tratto di strada insieme.
Non sono chiaramente casuali.
Le nostre anime si riconoscono, sanno di aver condiviso qualcosa nelle nostre vite precedenti e si ritrovano, felici di fare un altro pezzo di strada insieme.
Tutta questa eternità sembra però essere fatta di tante piccole eternità.
Di momenti chiusi in se stessi ma che aprono a più vaste possibilità.
Nessun dramma quindi se di anime ne passano e ne sono passate per incontrare la nostra.
Continuiamo a cercarle.
domenica 18 dicembre 2011
Bisogni speciali
A volte non basta dire di stare insieme.
A volta bisogna proprio dimostrarselo di voler stare insieme.
E lo so che è un periodo che va così, che non è sempre stato così, che passerà.
Ma a volte ci si sente così ed è giusto lasciarsi un po' andare a strane intuizioni.
E la paura è sempre sana, un efficace campanello d'allarme.
Perchè la mia paura è che un giorno ci guarderemo e non ci riconosceremo più.
Ci guarderemo e ci vedremo lontanissimi.
Ci guarderemo e capiremo di aver percorso strade che ci hanno allontanato, poco a poco, un passo dopo l'altro.
Adesso torna a casa.
Ti prego.
martedì 29 novembre 2011
E poi tutto cambia...
Già.
Tutto.
A cominciare dal lavoro.
Un'azienda americana entra nella tua vita e te la sconvolge perchè ti insegna a lavorare con il cuore e ad innamorarti con la mente.
Ti fa conoscere un sacco di persone e ti coinvolge in riunioni di lavoro a dir poco fuori dal comune.
E questo mette in discussione tutto.
La laurea che hai preso, quello che volevi diventare da grande, quello a cui ti sei sempre appassionata.
Perchè adesso tutto ha un sapore diverso.
Il vecchietto che incontri per strada o il signore sordo che vuole insegnarti la LIS.
Il bambino che ti sorride se tu sorridi per prima o quello che è diffidente e inarca le sopracciglia.
La signora di 84 anni il cui progetto è non perdere mai le foto di tutta una vita.
Il collega che ti chiama da parte per dirti che sei stata brava, che devi continuare cosí.
Il tuo iPod che per qualche arcano motivo algoritmico ti propina sempre le stesse canzoni.
Il mondo che adesso guardi con occhi diversi e che ti risponde dicendoti che forse è questa la strada giusta.
Per molti il lavoro è la parte totalizzante della vita.
A volte è una parte importante della vita.
A volte é solo un puntino che si aggiungerà ad altri tanti puntini.
Cosí tanti che sarà sempre troppo presto per unirli tutti.
Tutto.
A cominciare dal lavoro.
Un'azienda americana entra nella tua vita e te la sconvolge perchè ti insegna a lavorare con il cuore e ad innamorarti con la mente.
Ti fa conoscere un sacco di persone e ti coinvolge in riunioni di lavoro a dir poco fuori dal comune.
E questo mette in discussione tutto.
La laurea che hai preso, quello che volevi diventare da grande, quello a cui ti sei sempre appassionata.
Perchè adesso tutto ha un sapore diverso.
Il vecchietto che incontri per strada o il signore sordo che vuole insegnarti la LIS.
Il bambino che ti sorride se tu sorridi per prima o quello che è diffidente e inarca le sopracciglia.
La signora di 84 anni il cui progetto è non perdere mai le foto di tutta una vita.
Il collega che ti chiama da parte per dirti che sei stata brava, che devi continuare cosí.
Il tuo iPod che per qualche arcano motivo algoritmico ti propina sempre le stesse canzoni.
Il mondo che adesso guardi con occhi diversi e che ti risponde dicendoti che forse è questa la strada giusta.
Per molti il lavoro è la parte totalizzante della vita.
A volte è una parte importante della vita.
A volte é solo un puntino che si aggiungerà ad altri tanti puntini.
Cosí tanti che sarà sempre troppo presto per unirli tutti.
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