I diritti del lettore del mio blog

1. Il diritto di leggere i miei post
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4. Il diritto di leggere a voce alta i miei post
5. Il diritto di leggere a voce bassa i miei post
6. Il diritto di divulgare il contenuto dei miei post
7. Il diritto a farvi gli affari miei
8. Il diritto di essere d'accordo con me
9. Il diritto di non essere d'accordo con me
10. Il diritto di stare zitti

(Tributo a D. Pennac)



giovedì 19 giugno 2008

Al parco...























Un giorno come tanti che verranno.
Arrabbiata, delusa, rassegnata, umiliata.
E allora, l'unica soluzione è il parco, catalizzatore di sorrisi, bambini contenti e cani che giocano e poi prati, alberi...
Poche cose riescono a strapparmi un sorriso nelle giornate buie buie buie.
E alcune di queste le trovo al parco.

martedì 17 giugno 2008

Lucania



Ormai mi sono lasciata andare alla nostalgia.
Sarà che stare lontanto dopo un po' scoccia.
Sarà che più guardo video su youtube e più mi rendo conto di quanto è bello appartenere ad una terra cosi povera di niente e cosi ricca di tutto.
Perchè è vero.
Non ci sono aziende, non c'è sviluppo, non c'è gente, non c'è nemmeno l'ADSL.
Però una pecorella, due peperoni, una melanzana, due pomodori e forse si può vivere bene lo stesso.
O forse no.
Perchè chi rimane non deve pensare a tutte quelle cose che la vita non gli dà.

Insomma, un tour enogastronimico, turistico e culturale attraverso posti che non troverete sul prossimo numero di Traveller.
Ma che valgono comunque 4 minuti e 34 secondi del nostro tempo!

Chi avesse difficoltà con il testo della canzone, eccolo, rigorosamente scritto in dialetto!

La vita nun me da, nu poco de pace,
la vita nun me da, nu poco de luce
La vita nun mu da, nun mu da, nun mu da, ma se ce vui pensà

E se fa troppo friddu per tutto l'inverno
me magn lu formaggio di Moliterno
E se a Muro Lucano, scavi nu pirtuso
me zomba sope i mmane na sorta di tartufo
E se ti vuoi levare la cammisa,
ti rongo o peperone de Senise

Famme stà buono e nun me fa pensà
a tutte chilli cose ca la vita nun me da
Famme stà buono e nun me fa pensà
a tutte chilli cose ca la vita nun me da
Nun m'o da,nun me da, nun me da e nun m'o da
Nun me da,nun me da, nun me da e nun m'o da

Rionero, Rapolla, Barile e Venosa
a mano e lu bicchiere su na sola cosa
E proprio li vicino, sotto a la montagna
Ci sta la grande Melfi e nu mare de castagne
E se quelli di Sarcone so senza virtù
Saranno i fagioli a fargli fare bum bum

Famme stà buono e nun me fa pensà
a tutte chilli cose ca la vita nun me da
Famme stà buono e nun me fa pensà
a tutte chilli cose ca la vita nun me da
Nun me da,nun me da, nun me da e nun m'o da
Nun me da,nun me da, nun me da e nun m'o da

E si mi lasse sulu e ti ni vai luntano
Me magn o pecorino di Filiano
E poi col fine diavolo dell'infierno
se vulissero abbuffa co a sauzicchia di Picerno
E pe ma fa passà a colpa e chesta smania
me magn o fiore fiore d'a terra di Lucania

Famme stà buono e nun me fa pensà
a tutte chilli cose ca la vita nun me da
Famme stà buono e nun me fa pensà
a tutte chilli cose ca la vita nun me da
Nun me da,nun me da, nun me da e nun m'o da
Nun me da,nun me da, nun me da e nun m'o da


Sento di dover ringraziare Biagio86 che non solo mi ha "prestato" il video ma mi ha aiutato con il testo della canzone! Grazzie Bbià!

lunedì 16 giugno 2008

Basilicata is on my mind



Vi propongo una delle canzoni più straordinarie che io abbia mai ascoltato.
E' di Rocco Papaleo, autore, attore, cantante, musicista, paroliere nato a Lauria, un paese della Basilicata a 9 km da casa mia.
A Lauria ho fatto il liceo, a Lauria conservo amicizie che ancora mi commuovono, a Lauria c'è l'ospedale, a Lauria c'è il mercato, a Lauria sono nati e cresciuti tutti i miei parenti compresi i miei nonni.
Basilicata is on my mind è contenuta nell'album Che non si sappia in giro pubblicato nel 1997 dai Rocco Papaleo e famiglia.
Tutto l'album è straordinario: non solo perchè c'è molto della mia regione e di...Lauria, ma perchè è straordinariamente jazz e tristemente ironico.
Vi consiglio davvero di prenderlo...Se riuscite a trovarlo!

Va bene confesso:
sono nato in Basilicata...si...la Basilicata esiste...esiste
è un pò come il concetto di Dio
ci credi o non ci credi
io credo nella Basilicata,una grande Basilicata,una Basilicata che estende i suoi confini fino a Foggia,fino a Salerno
la Basilica...Grandi pascoli...
Perchè la Basilicata ha bisogno di orologi,ha bisogno di mucche,ha bisogno di cioccolato altrimenti non sarà mai la Svizzera del Sud...

Dice: la Basilicata...La Basilicata è stanca della sue incongruenze
la Basilicata si sta chiedendo...perchè la Basilicata è una regione riflessiva,
una regione che ragiona...la Basilicata si sta chiedendo
ma come mai in una ragione dove la dc è sempre oltre il quaranta per cento non c'è la mafia, ma dateci la nostra fetta di mafia!

Dice: La Basilicata...
la Basilicata è stanca di Cristi che si fermano ad Eboli...
Per carità è un bel libro, però vorrei vedere i romani se Carlo Levi avesse scritto Cristo si è fermato a Orte...
Comunque grazie Carlo, è anche merito tuo se la Basilicata ora ha un inno, finalmente ha alzato la testa, ha un inno che si è scritto da sola perchè senza falsa modestia è una regione che ragiona,
una regione che compone parole struggenti,il lucano medio,
perchè la Basilicata parla la lingua del suo popolo ma al tempo stesso vuole essere
compresa da tutti e allora ha chiesto a Rocco Papaleo e famiglia di tradurre le parole del suo inno...

...noi lo faremo...

La Basilcata dice:
se Cristo si è fermato ad Eboli di chi è la colpa? Certo non è nostra,
noi gli volevamo bene e avevamo preparato una festa grandissima
con dolci tipici, vino, sembrava capodanno ma Cristo non è venuto,non ha neanche avvisato, siamo rimasti male,abbiamo dovuto buttare tutta la roba, ma anche senza protezione, ci siamo dati da fare e con molta insistenza ne siamo venuti a capo.

Ba,Ba, Basilicata
Ba,Ba, Basilicata
tu che ne sai, l'hai vista mai
Basilicata is on my Mind

Il Papa si è interessato,ci ha telefonato,
ha detto state tranquilli,ci avrebbe aiutato e noi per stare tranquilli
per aiutarci a resistere senza dirgli niente
ci siamo fatti buddhisti!

Ba,Ba, Basilicata
Ba,Ba, Basilicata
tu che ne sai, l'hai vista mai
Basilicata is on my Mind

E comunque alla Basilicata non le interessa di entrare in Europa, casomai in Asia... minore... settima


sabato 14 giugno 2008

Altro che xanax


Ragazzi, per combattere l'insonnia ho trovato un rimedio magico.
Non che io soffra di insonnia.
Per fortuna ho avuto disturbi del sonno un paio di volte in vita mia e non sono andata comunque oltre qualche settimana. Fenomeni circoscitti riconducibili facilmente a precisi elementi scatenanti (vedi esami di maturità in concomitanza con la fine della mia prima grande storia d'amore, materasso e cuscino nuovi).
Ma se sabato 14 giugno ti trovi a Bologna, con 13 gradi fuori, la pioggia battente e, per tutti questi motivi, ti svegli alle 11 di mattina, fai colazione, un paio di servizietti da nulla, poi pranzo e pennichella fino alle 5 e mezza di pomeriggio, è impossibile pretendere di dormire a mezzanotte.
Se poi a sedici ore di sonno aggiungi un disboscamento dell'Amazzonia in presa diretta, proprio nel tuo letto e una pizza dei fratelli La Bufala che mi si ripropone per non lasciarmi sola, hai voglia a rigirarti.
E allora benedetta televisione!
Perchè in televisione, di notte, fanno un fantastico programma che a me concilia il sonno meglio dello xanax o delle passiflora endovena: le estrazioni del lotto!
Strabiliante!
Alla ruota di Bari inizio a sbadigliare, tra Milano e Napoli mi lacrimano gli occhi, dopo Roma non mi ricordo più nulla.
L'omino o la donnina che scandiscono così bene i numeri, prima interamente poi uno alla volta (tipo sessantasette, sei - sette), è il miglior sistema dopo le pecore...Che io poi mi ritrovo sempre a pensare al mio patato in salopette senza maglietta sotto, versione pastorello, e scene bucoliche altro che Virgilio col suo "Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi"...
Insomma, lasciamo le pecorelle ai bambini!
Noi teniamoci le estrazioni del lotto e del superenalotto.
E ora scusatemi, stanno per cominciare su Rai2.
Buonanotte!

giovedì 12 giugno 2008

A teatro, ogni tanto

Non solo libri in questo blog.
Oggi parliamo di teatro.
Perchè qualche giorno fa sono stata alla rappresentazione teatrale de "La metamorfosi" di Kafka, invitata da un attore-amico.
Ed è stata davvero una sorpresa.

Autore: da Franz Kafka
Regia: Pietro Floridia
Compagnia/Produzione: Laboratori del Teatro dell'Argine - Sala Gialla, Itc di San Lazzaro (Bologna)

Aggettivo per descriverlo: uno e trino


Chiunque abbia letto "La metamorfosi" di Kafka, riesce a comprendere la complessità delle vite in gioco in quest'opera; a quante interpretazioni si prestano; quanto l'intimità di un percorso personale coinvolga inevitabilmente tutti coloro che ci sono accanto; come la deformità o la difformità facciano paura.
"Quando Gregor Samsa si svegliò una mattina da sogni inquieti, si trovò trasformato nel suo letto in un immenso insetto".
Cosi comincia l'opera; e cosi cominciamo, noi spettatori, ad addentrarci nell'opera.
Come il regista stesso, Pietro Floridia, ha ragguardato, "La metamorfosi" si presta a numerevoli punti di vista: il punto di vista "economico" dell'opera (il protagonista, non può più lavorare e il vecchio padre è costretto a riprendere il suo vecchio lavoro); o Gregor e la sua umiliazione, la pietà verso sè stesso; la rabbia di una famiglia che non riesce più a capire chi è quel mostro che vive nella loro stessa casa; la commozione nel coprirci con lui sotto il lenzuolo bianco nel vano tentativo di allontanare la paura e il ribrezzo.
Sul palco, tre situazioni dello stesso momento, contemporaneamente: tre mamme, tre sorelle, tre papà, tre procuratori, tre Gregor-insetto e tre porte.
La porta diventa, con sapiente regia, uno stargate dell'opera kafkiana: collega il mondo di Gregor al mondo della famiglia, alla realtà, all'interno della quale egli ha vissuto (forse a fatica, svegliandosi alle cinque del mattino, con numerosi viaggi in treno, coincidenze e un lavoro che non ama).
Tre porte per tre metamorfosi, tutte in scena, diventando l'una il tassello dell'altra: le porte della stanza di Gregor, le porte che diventano il divano sotto il quale il mostro si rifugia dagli sguardi impauriti della madre, le porte come mobili da spostare per permettere a Gregor-insetto di camminare più agevolmente sui muri; le porte metafora del peso che si trascina addosso Gregor quando tutti si poggiano su di lui.
Una voce narrante ci accompagna nei brevi passi in cui non è Gregor a parlare.
I costumi sono ridotti nemmeno all'essenziale, è la fisicità a parlarci dei personaggi: Gregor ed il suo corpo contorto, animalesco; la madre in grembiule con le mani sul viso o sulla bocca; la sorella inorridita, in vestito a fiori che porta da mangiare al fratello-mostro ma scappa via come a togliersi di dosso qualcosa di appiccicoso e disgustoso; il procuratore con bastone rotante che irrompe con l'aria di chi aspetta nel giusto; il padre in cravatta con spalle gonfie e occhi furenti.
Ed è proprio la scena del padre esasperato a conquistare ed emozionare la platea: i tre padri di spalle, i tre Gregor accucciati tra le porte-gabbia, il lancio delle mele eseguito in totale ombra, con sole due luci frontali a rendere la drammaticità dell'atto.
Le luci recitano a tutti gli effetti insieme agli attori, ci accompagnano in tutte le interpretazioni della scena, vengono diligentemente scelte e miscelate tra fredde e acide.
Le musiche eseguono un percorso interiore (calme e di ragguaglio all'inizio, di esplosione nei punti corali) e, se vogliamo, storico (dagli archi inziali all'elettronica).
Sul palco tutti attori non professionisti, principianti dei laboratori teatrali con "semplice curiosità culturale, con la voglia di approfondire una passione, o il tentativo di diventare uno spettatore più attento, o la speranza di conoscere meglio sè stessi e ciò che ci sta intorno".

mercoledì 11 giugno 2008

Atteggiamento vincente

Eh si.
E' l'atteggiamento quello che conta.
Anche se ti senti sfigato, anche se sei sfigato, se tutto gira male, se non hai lavoro, se non hai un soldo ecc., è l'atteggiamento che hai che conta.
Se ad un colloquio di lavoro ti presenti tutto mogio mogio, con la testa chinata ad implorare un lavoro, quelli che avremo di fronte più che farsi una grattatina - magari portiamo sfiga- non faranno.
Se invece abbiamo l'atteggiamento vincente, di quelli che "non devono chiedere mai", degli allegri, di quelli che nonostante vivano in un paese di merda dove un giudice non può usare le intercettazioni come prova, ma dove grazie alle intercettazioni sono venute fuori un sacco di magagne, dove un programma televisivo viene condannato da una corte per aver effettuato un test anti-droga sui nostri politici, assolutamente anonimi e con l'impossibilità di ricondurre il test alla persona (ma se io vedo uno per strada che commette un reato e chiamo la polizia, quello mi può denunciare per violazione della privacy?)..Beh, se nonostante tutto questo noi siamo li sorridenti a dirci "noi ce la faremo", è certo: noi ce la faremo.
E' questione di atteggiamento.
Dell'atteggiamento vincente.

Io adesso mi sono messa in testa che devo riuscire in un paio di cosucce nella mia vita (tutte a livello professionale chiaramente, la sfera privata lasciamola andare come la barchetta di Orietta Berti).
Ma non mi rendo conto della fatica che c'è dietro.
Delle centinaia di cose da tenere sotto controllo o in considerazione.
Adesso mi sembra solo che c'è tanto da lavorare.
E lavoriamo...E incrociamo le dita.
Perchè la testardaggine è una brutta bestia.
O forse l'ambizione è peggio.
Tanto, se non riuscirò, ce ne sarà tempo per piangere e diperarmi.
Tanto, di pioggia, ce ne sarà tantissima.

Ma vado avanti.
E' l'atteggiamento vincente quello che conta.

La vostra affezionatissima Wonder Woman

martedì 10 giugno 2008

Un libro, ogni tanto

Introduzione

Mi piace leggere.
Narrativa per lo più.
Ma anche saggi e romanzi.
Quindi mi piacerebbe proporvi le mie opinioni su alcuni libri che sono stati in grado di cambiarmi la vita, che mi hanno fatta sentire una privilegiata ad averli letti e che consiglierei a tutti.
Oppure la mia opinione su libri che ho letto e che non consiglierei nemmeno sotto tortura: cagate impressionanti, cretinate di dimensioni industriali, libri noiosissimi, ripetitivi e che magari hanno venduto un milione di copie.
La mia tendenza (assolutamente grossolana, me ne rendo conto) è quella di giocare in casa: preferisco spesso autori italiani ma non disdegno autori tedeschi, spagnoli, portoghesi, americani, alcuni grandi classici della narrativa russa (altro mio grande limite, gli autori francesi, come per i film, mi forzo troppo ogni volta e diventa un sacrificio).
Generalmente non mi oriento sui best-seller, piuttosto i premi della critica.
Quindi, perchè non condividere con voi questa passione?
Di recensioni se ne sprecano, quindi i miei post non serviranno certo ad illuminarvi...Ma avrete un opinione assolutamente parziale ma disinteressata: a me, le case editrici, non mi danno libri gratis se ve ne parlo bene!
Quindi, godetevi la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità.


Comincio facendo la brava, con uno dei saggi che chiunque dovrebbe tenere in libreria.

Perchè non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)
Autore: Piergiorgio Odifreddi
Anno: 2007
Editore: Longanesi
Prezzo: €14,60
Aggettivo per descriverlo: illuminante.


Il saggio di Piergiorgio Odifreddi prende in analisi tutte le componenti "logiche", storiche, etiche e letterarie della religione cristiana, in particolare della Bibbia. Ovvero, tratta in maniera scientifica una materia che di scientifico non ha proprio un bel nulla. Nella religione cristiana, 2+2 non fa 4 ma può fare 3, 4 o 5 a seconda delle interpretazioni. Partendo da tale presupposto, Odifreddi indaga innanzitutto la componente semantica della religione: le etimologie dei diversi simboli usati comunemente dalla religione cristiana (per capire da dove provengono), le loro derivazioni, le traslitterazioni a cui si sono prestati nei secoli.
Analizza i dieci comandamenti in maniera irresistibilmente ironica. Vi propongo un breve estratto riferito al comandamento, Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: dopo averci spiegato che per la Chiesa cattolica è diventato la domenica e per gli ebrei è rimasto il sabato, ci dice: "Per non essere da meno, il sabato ebraico e la domenica cristiana sono poi diventati il venerdi musulmano: un'ottima tradizione, che in un mondo multireligioso potrebbe felicemente sfociare in un weekend lungo del monoteismo". Geniale!
Tratta del Padre e del Figlio, del Papa, della Santa Inquisizione, del rapporto tra Chiesa ed SS, di San Paolo (su di lui si poggia tutto il cattolicesimo: leggere per credere), del Cristianesimo e del Cattolicesimo.
Tutto attraverso un procedimento scientifico, storico, razionale con velature ironiche e sarcastiche.
Ed è per questo che Piergiorgio Odifreddi da questo libro in avanti è diventato un mio mito personale al pari (o più) dell'uomo talpa Luciano Onder.

Un libro che chi già non crede deve leggere per capire perchè è nato senza fede.
Chi crede, invece, deve leggerlo per confermare il suo credo anche davanti all'evidenza.