I diritti del lettore del mio blog

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10. Il diritto di stare zitti

(Tributo a D. Pennac)



martedì 11 agosto 2009

...allora come spieghi

questa maledetta nostalgia...

venerdì 19 giugno 2009

Summertime

Sono arrivate le cicale.
Era da tanto che le aspettavo.
Tornavo dall'ufficio e tutte le sere e nonostante il vento africano sentivo che mancava qualcosa.
Mancavano le cicale del parco vicino.
E se ne sentiva davvero la mancanza.
Oibò, siamo a fine giugno e ancora niente cicale?
Era davvero molto strano.
Ma eccole, frinire spensierate e allegre.

E come nella famosa favoletta, se loro non fanno niente e cantano beate, perchè noi dovremmo romperci la schiena in ufficio?


mercoledì 22 aprile 2009


L'Earth Day.
Nato per sensibilizzare le popolazioni e dalla condotta rovinosa del genere umano, dalla consapevolezza che si può sempre fare qualcosa.

E se si può obiettare (anche con cognizione di causa) che la Terra ha da sempre attraversato momenti di grandi rivoluzioni naturali (le glaciazioni, l'estinzione dei dinosauri e mille e ancora mille altre specie), è vero altresì che le nostre auto, la nostra plastica riciclata, i nostri elettrodomestici in standby e il nostro corretto smaltimento dei rifiuti potranno certamente allungare il momento in cui il genere umano si estinguerà a causa dei venti a 50 gradi che si scateneranno sulla superficie terrestre.

E se si può ipotizzare che se ci sono state le glaciazioni può esser vero che ci sarà un momento in cui farà così caldo da non consentire la vita sulla Terra, è vero altresì che gli inceneritori, le immissioni di gas di scarico nell'aria da parte delle industrie e (nel nostro piccolo) le televisioni e i frigoriferi lasciati accanto ai bidoni dell'immondizia non aiuteranno certo a far si che questo non accada.

E se si può obiettare che le tigri bianche del Bengala, i panda e le balene si stiano estinguendo perchè, come i dinosauri, aspetta loro un percorso fisiologico che porta alla formazione e all'estinzione di una nuova specie (pensiamo a tutti i fossili e agli animali che sappiamo essere esistiti nel mesozoico piuttosto che nel pleistocene), è anche vero che uccidendoli per la loro pelliccia figa su borsette e stivali di certo non li aiutiamo.

O magari pensiamo di aiutarli invece così non perderanno lentamente tutti i loro cari ma moriranno tutti di botto?

E se si può obiettare che dividere l'umido dalla plastica o spegnere la tv invece che lasciarla con lucina accesa per tutta la notte sia qualcosa che nulla può contro le massive emissioni di gas tossici nell'aria dell'ILVA di Taranto, è anche vero che io, Maria Grazia, non riesco a tappare i camini dell'ILVA...L'unica cosa in mio potere adesso è dividere l'umido dalla plastica, spegnere la tv e andare a lavoro in bicicletta.

Sono sensibile e sensibilizzata.
E voi?

lunedì 13 aprile 2009

Terremoto e terremoti

E se in questi giorni siamo tutti sconvolti dalla tragedia annunciata in Abruzzo, abbiamo tutti ritrovato una fiducia che in questi mesi di crisi avevamo un po' perso...
Ci sentiamo fortunati, noi abbiamo ancora una casa, i nostri vestiti, i nostri carica batterie per il cellulare con la rete EDGE, la nostra tv con sky sulla quale seguire il Grande Fratello...
Ci rendiamo conto che fino a quando scoppiano gli tsunami dall'altra parte della terra ci diciamo "Eh, ma la maggior parte erano davvero baracche"...
Quando poi a crollare sono le nostre case, realizziamo che la terra non è il posto così sicuro che credevamo...
E allora guardiamo i nostri muri, ci informiamo sulla provenienza della sabbia con cui è stata fatta la malta delle nostre case, ci chiediamo se la nostra è una zona sismica o meno, se vivere al sesto piano conviene o meno, ci chiediamo se mai fosse successo a noi...

Perchè adesso ci sentiamo toccati da vicino...
Perchè adesso parlare di piano casa ha tutto un altro senso...
Perchè nei nostri armadi abbiamo un sacco di coperte che non metteremo mai più ai nostri letti o sui nostri divani...
Perchè a Pasqua, se proprio dobbiamo crederci, solo qualcuno è stato in grado di risorgere, i nostri 289 morti no, neanche dopo tre giorni...
Perchè nell'assoluta disperazione, i bambini corrono ancora dietro alle bolle di sapone.



lunedì 9 marzo 2009

Cacciaviti?Auto sportiva?

Non avevano tutti i torti gli slogan femministi degli anni '60.
Gli uomini quando vedono una donna seminuda vedono un oggetto.

Uno studio dell'Università di Princeton, attraverso delle risonanze magnetiche, ci fa vedere come davanti ad una foto di una donna in bikini, nel cervello maschile si attivino le parti deputate all'uso di oggetti come avvitare una lampadina, dare la cera alla macchina, sistemare la grondaia che è dall'anno scorso che piscia in giardino.

La cosa ancora più eclatante è che sembrerebbero restare immobili invece le parti del cervello che possiedono un ruolo nell'empatia, la condivisione e le comprensione di emozioni altrui.

Dpo aver letto questo meraviglioso articolo e averlo condiviso con voi, stasera indosserò uno sfavillante bikini, reggerò in mano un cacciavite e mi sdraierò davanti alla cassettiera della camera degli ospiti.
E' da quest'estate che dico all'ingegnere informatico che mi scorazza per casa in ciabatte che è rotta...
Che sia la volta buona che me l'aggiusti!


martedì 3 marzo 2009

Matera

"La forma di quel burrone era strana; come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso in un apice comune dove si vedeva, di lassù, una chiesa bianca, Santa Maria de Idris, che pareva ficcata nella terra. Questi coni rovesciati, questi imbuti, si chiamano Sassi: Sasso Caveoso e Sasso Barisano. Hanno la forma con cui, a scuola, immaginavamo l'Inferno di Dante. E cominciai anch'io a scendere per una specie di mulattiera, di girone in girone, verso il fondo. La stradetta, strettissima, che scendeva serpeggiando, passava sui tetti delle case, se così quelle si possono chiamare. Sono grotte scavate nella parete di argilla indurita del burrone: ognuna di esse ha sul davanti una facciata; alcune sono anche belle, con qualche moderno ornato settecentesco. Queste facciate finte, per l'inclinazione della costiera, sorgono in basso a filo del monte, e in alto sporgono un poco: in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade, e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelle di sotto.
Le porte erano aperte per il caldo. Io guardavo passando, e vedevo l'interno delle grotte, che non prendono altra luce e aria se non dalla porta. Alcune non hanno neppure quella: si entra dall'alto, attraverso botole e scalette. Dentro quei buchi neri, dalle pareti di terra, vedevo i letti, le misere suppellettili, i cenci stesi. Sul pavimento stavano sdraiati i cani, le pecore, le capre, i maiali. Ogni famiglia ha, in genere, una sola di quelle grotte per tutta abitazione e ci dormono tutti insieme, uomini, donne, bambini e bestie. Così vivono ventimila persone. Di bambini ce n'era un'infinità. In quel caldo, in mezzo alle mosche, nella polvere, spuntavano da tutte le parti, nudi del tutto o coperti di stracci. Io non ho visto mai visto una tale immagine di miseria: eppure sono abituata, è il mio mestiere, a vedere ogni giorno diecine di bambini poveri, malati e maltenuti. Ma uno spettacolo come quello di ieri non l'avevo mai neppure immaginato. Ho visto dei bambini seduti sull'uscio delle case, nella sporcizia, al sole che scottava, con gli occhi semichiuse e le palpebre rosse e gonfie; e le mosche gli si posavano sugli occhi, e quelli stavano immobili, e non ne schiacciavano neppure con le mani. Sì, le mosche gli passeggiavano sugli occhi, e quelli parevano non le sentissero. Era il tracoma. Sapevo che ce n'era, quaggiù: ma vederlo così, nel sudiciume e nella miseria, è un'altra cosa. Altri bambini incontravo, con visini grinzosi come dei vecchi, e scheletriti per la fame; i capelli pieni di pidocchi e di croste. Ma la maggior parte avevano delle grandi pance gonfie, enormi, e la faccia gialla e patita per la malaria. Le donne, che mi vedevano guardare per le porte, m'invitavano a entrare: e ho visto, in quelle grotte scure e puzzolenti, dei bambini sdraiati in terra, sotto delle coperte a brandelli, che battevano i denti dalla febbre. Altri si trascinavano a stento, ridotti pelle e ossa dalla dissenteria. Ne ho visto anche di quelli con le faccine di cera, che mi parevano malati di qualcosa di ancor peggio della malaria, forse qualche malattia tropicale, forse il Kala Azar, la febbre nera. Le donne, magre, con dei lattanti denutriti e sporchi attaccati a dei seni vizzi, mi salutavano gentili e sconsolate: a me pareva in quel sole accecante di esser capitata in mezzo a una città colpita dalla peste. Continuavo a scendere verso il fondo del pozzo, verso la chiesa, e una gran folla di bambini mi seguiva, a pochi passi di distanza e andava a mano a mano crescendo. Gridavano qualcosa, ma io non riuscivo a capire quel che dicessero in quel loro dialetto incomprensibile. Continuavo a scendere, e quelli mi inseguivano e non cessavano di chiamarmi. Pensai che volessero l'elemosina e mi fermai: e allora soltanto distinsi le parole che quelli gridavano ormai in coro: "Signorina, dammi 'u chinì! Signorina, dammi il chinino!". Distribuì quel po' di spiccioli che avevo, perchè si comprassero delle caramelle: ma non era questo che volevano, e continuavano, tristi e insistenti, a chiedere il chinino. Eravamo intanto arrivati al fondo della buca, a Santa Maria de Idris, che è una bella chiesa barocca, e alzando gli occhi vidi finalmente apparire, come un muro obliquo, tutta Matera.
Di lì sembrava quasi una città vera. Le facciate di tutte le grotte, che sembrano case, bianche, allineate, pareva mi guardassero coi buchi delle porte come neri occhi. E' davvero una città bellissima, pittoresca e impressionante. C'è anche un bel museo, con dei vasi greci figurati, e delle statuette e delle monete antiche trovate nei dintorni. Mentre lo visitavo i bambini erano ancora là fuori al sole, e apettavano che io portassi il chinino."

Cristo si è fermato ad Eboli, Carlo Levi, scritto solo 50 anni fa.


domenica 8 febbraio 2009

A volte

A volte ho così tanta voglia di tornare a casa dei miei che mi si stringe il cuore.

A volte, se il cane dei vicini abbaia, mi sembra di essere ancora a casa da ragazzina, quando era il mio cane a svegliarmi dalla pennichella pomeridiana.

A volte, alcuni rumori dal piano di sotto o la tv della vicina, mi fa pensare alla tv a tutto volume di mia nonna, quando alle nove di mattina mi svegliava con il gloria della schola cantorum della messa su rete 4.

A volte il parlottare in cortile dei vicini mi ricorda le visite completamente inaspettate a casa dei miei.

A volte una macchina che arriva in cortile mi fa pensare a mia madre che torna da lavoro e mette la macchina in garage.

A volte preparare la crostata, mi fa venire in mente l'odore che mi svegliava in taverna la domenica pomeriggio.

A volte.
Poi passa.