I diritti del lettore del mio blog

1. Il diritto di leggere i miei post
2. Il diritto di non leggere i miei post
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4. Il diritto di leggere a voce alta i miei post
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6. Il diritto di divulgare il contenuto dei miei post
7. Il diritto a farvi gli affari miei
8. Il diritto di essere d'accordo con me
9. Il diritto di non essere d'accordo con me
10. Il diritto di stare zitti

(Tributo a D. Pennac)



domenica 13 marzo 2011

Una mamma qualunque




So che leggerai questo post.
O forse no.

So che forse agli occhi di tutti sembrerai una mamma normale.
Una mamma che chiama la figlia tre volte al giorno solo per sapere se ha mangiato o com'è andata a lavoro.
Che lavora e che pulisce casa in maniera ossessiva.
Che compra riviste per la casa solo perchè la figlia ha cominciato a guardare qualche appartamento.
Che quando la figlia si trascura un po' lei sfodera il bancomat (il cui pin la manda sempre in crisi) per comprarle vestiti nuovi.
Che dice sempre "Non mi portare cani a casa" ma poi se arrivassero davvero si affezionerebbe subito.

Ma io lo so che tu non sei una mamma normale.
Perchè quando sono sola a casa vuoi che ti faccia lo squillo quando rientro tardi la sera.
E forse quando uscivo a 15 anni eri meno preoccupata perchè mi sentivi rientrare.
Perchè quando vieni a trovarmi mi riempi il frigo di cibi "sani".
Come se pesassi 30 kili invece di aver bisogno di mettermi a dieta.
Perchè so che sarai una nonna perfetta.
I miei figli ti somiglieranno un po', lo so.
Perchè dici sempre che non vuoi assomigliare a tua madre.
Invece sei già uguale.
Perchè io dico che sempre che non vorrei assomigliare a te.
Invece sono già uguale.
Perchè se non ti fa male il fegato, la cervicale, lo stomaco o il ginocchio non scricchiola allora hai qualche malattia strana al cervello che non ti fa ricordare la fine dei film.
Mentre io e papà sappiamo che non ricordi i film solo perchè ti addormenti sul divano.
Perchè non mi hai mai detto che cosa volevi che facessi da grande o non mi hai mai iscritto a danza o in piscina se io non volevo.
Anche quando non sapevo se fare il classico o il linguistico, tu mi hai sempre detto che dovevo scegliere io. Ed io non sapevo davvero che cosa scegliere.

Ma tu sei mia madre, la mia mamma.
E so che tra me e te non potrà mai succedere niente, che tu ci sarai per sempre, per me.
E so che ti vorrò bene, sempre.
Ci sarà un legame speciale, per sempre.
Una storia d'amore..Che non potrà finire mai...
Nemmeno per un altro mezzo secolo di vita.

Buon compleanno mamma.

sabato 5 marzo 2011

Un po' per dekoder

Capo: "E' tardi e poi è sabato, appena finisci vai a casa"
Secondo te se non dovevo finire stavo qua?

Sunsilk Sciolti e Fluenti, Brillantezza Seducente, Ripara e Protegge, Volume al Massimo...
Uno shampoo che li lava i capelli, no???

"Ma dai, sei venuta in motorino?"
No, il casco lo uso al posto della borsa

"Come sta crescendo il cane"
Di certo non può rimpicciolirsi.

"Amore, vorrei che facessi per me quello che gli uomini fanno nei film per le donne che amano."
Anch'io vorrei che facessi quello che le donne fanno per gli uomini nei film...Porno.



venerdì 11 febbraio 2011

Go anywhere but come back



Partire per poi ritornare.
Andare ovunque ma avere sempre un posto dove tornare.
La tua casa, i tuoi amici, la tua famiglia, il tuo giardino, la tua macchina.
Un posto dove sentirti a casa.
E sebbene ci capiti spesso viaggiando di trovarci così bene in un posto da pensare di essere a casa nostra, quando poi ci si torna davvero a casa nostra il paragone non regge.
Non sono stata certamente la prima a dirlo e non voglio sforzarmi di cercare su gùgol chi l'ha detto prima di me.
Ma io ho iniziato a pensarci il weekend scorso, al ritorno da Parigi.
Una città che mi ha incantata ed emozionata, in più di un'occasione.
Dai ponti sulla Senna, a Canova, passando per Notre Dame i cui organi mi hanno fatto piangere per quasi un quarto d'ora.
Ho pensato più volte di non voler tornare a casa.
Ma quando l'aereo è atterrato, ho sentito un brivido lungo la schiena.
Ero a casa.
E si apprezza di più tutto quando hai la possibilità di "sbobinare" il tuo viaggio seduta sul tuo divano bevendo una tazza di the o uno dei miei caffè americani.
Ti guardi intorno, guardi i tuoi libri, vedi la limetta per le unghie che hai lasciato sul tavolino del soggiorno prima di partire.
E ti rendi conto di quanto sia stato bello partire.
E adesso, essere a casa.
Viaggiare ci fa crescere, ci fa imparare tanto anche perchè si ritorna.

"The world is a book and those who do not travel ready only a page".
Dice un mio amico tanto tanto lontano.


sabato 29 gennaio 2011

State calmi e nessuno si farà male

La vita a volte prende strade inaspettate.
Quando tutto sembra andare male, allora tutto andrà bene.

Arriva il lavoro, arriva la casa che hai sempre cercato, ad alcuni arriva anche l'amore quando smettono di cercarlo.
Tutto torna all'ordine, tutto si sistema.
E tutto si sistema senza che tu abbia fatto apparentemente qualcosa.

Sono qui, a godermi il mio giorno di riposo.
Tutona extra-large, copertina sul divano, tazza di caffè americano bollente, film alla tivì.

Trovare casa è una cosa che si può sempre fare, con calma.
Sposarsi è una priorità per molti, ma non per noi.
Il fidanzato è a lavoro e rientrerà stasera.
Il frigo è pieno, non c'è bisogno di andare a fare la spesa.
Ho finito di leggere l'ultimo libro di qualche saga. Mi prendo qualche giorno prima di buttarmi a capofitto in un altro.
Il lavoro c'è ed è bellissimo, gratificante.
I colleghi sono fantastici, così fantastici che se resto a piedi con il motorino si offrono di riaccompagnarmi a casa.
A proposito di motorino, ho fatto benzina ieri, quindi ho autonomia ancora per un po'.
Gli amici ci sono sempre, anche se non li vedi da un po' di tempo.
Ho finito lo struccante, dovrei passare a prenderlo ma per oggi non mi truccherò, ho deciso.

Una famosa pubblicità diceva: "La vita va assaporata lentamente".
Peccato parlasse di una mozzarella.




martedì 21 dicembre 2010

Vita di paese

Cap. 1 - Commissioni

Il paese in cui sono nata è un piccolo comune della provincia di Potenza.
Milleottocento anime compresi anche animali domestici e da cortile.
Dal momento che sono residente ancora qui, sono obbligata a fare tante piccole commissioni quando sono in vacanza dai miei.
Come stamattina: il rinnovo della patente.

L'iter per rinnovare la patente è vario ed eventuale: puoi recarti presso un'autoscuola e pagare una somma abbastanza alta (le leggende metropolitane raccontano di chi ha pagato cento euro, chi centocinquanta chi addirittura duecento); puoi recarti presso la motorizzazione (pagando solo bollettino e marca da bollo); puoi recarti direttamente presso l'ufficiale sanitario indicato dalla ASL.

In ogni caso, i passaggi sono obbligati:
  • Prima tappa: motorizzazione/scuola guida/Ufficiale Sanitario;
  • Seconda tappa: Poste Italiane S.p.a.
  • Terza tappa: Sali e Tabacchi per acquisto marca da bollo;
  • Quarta tappa: ritorno presso ente di partenza.
Non potendo guidare, decido stamattina di farmi accompagnare dal mio papà.
Entriamo in macchina. Papà, metti la cintura! Nooo, mica ci sono carabinieri! (La cintura serve solo ad evitare eventuali multe, ndr.)
Prima sosta, guardia medica: ampio parcheggio privato. Amen.
Seconda sosta, poste: Papà, sei parcheggiato sulle strisce. Il vigile è al bar, noi ci mettiamo un attimo, non c'è nessuno in fila (non c'è nemmeno nessun bar vicino alle poste, ndr.)
Terza sosta, tabacchi: Papà, ti sei messo sul parcheggio riservato ai motocicli. Ma con questo freddo chi vuoi che prenda il motorino!
Ma almeno metti le quattro frecce e resto io in macchina.
Nooo, si consumano le lampadine.

Rimanendo in macchina, mi guardo intorno.
Macchine parcheggiate in curva o fuori dalle strisce.
Attraversamenti selvaggi di pedoni.
L'auto della polizia municipale parcheggiata nel posto dedicato ai disabili.

Forse ci vorrà solo qualche giorno per acclimatarmi.



sabato 18 dicembre 2010

Let it snow, let it snow, let it snow...

Il tratto SS 609 all'altezza di Avezzano completamente bloccato alle 6.00 di questa mattina.


La neve è bellissima.

Ma quando ti trovi su un autobus di linea, sotto Natale, su una strada statale (percorso alternativo consigliato dalla Polizia Stradale) e la neve la ricopre per più di 50 cm, preghi soltanto che smetta di nevicare.

E’ quello che è successo a me stanotte.

Bloccata sulla SS 609 Avezzano-Sora per un percorso alternativo furbo all’A1.

Furbo perché sebbene a Firenze ci fosse la protezione civile che distribuisse pasti caldi e coperte alle auto bloccate ad Incisa-Valdarno, noi abbiamo deciso di tergiversare sull’Adriatica, uscire a Pescara e fare l’appennino abruzzese.

Trovando così più neve di Firenze (60 m slm, Avezzano 695 m slm) ma non la sua protezione civile.

Così, in balia delle condizioni atmosferiche, noi e uno sparuto gruppetto di auto ci lasciavamo ricoprire dal bianco candor.

Scene al di là di ogni normodotata immaginazione: il nostro autobus di traverso in strada, una macchina con le 4 frecce contromano, i tir bloccati uno di fianco all'altro (lasciando così lo spazio adatto a superarli per uno scarabeo), la protezione civile (due poveracci infreddoliti) muniti di sole vanghe, lo spazzaneve che non riusciva ad arrivare.

Tutto ciò dalle 4.00 alle 7.00 di mattina.

Intorno alle 6.00 i nostri calabri autisti, muniti sempre di tanta di forza di volontà ma con le palle sacrosantamente piene, hanno costituito un bel gruppetto di baldi giovani e hanno iniziato a spostare, a forza di spintoni e aiutati dalle vanghe del nostro operativissimo duo della protezione civile, le macchine che ingombravano il passaggio.

Nel giro di una mezz’ora la strada era libera, consentendo il libero passaggio dello spazzaneve. Viva la meridionale forza operaia.

Nel mentre, impossibilitata nello schiacciare un sonnellino, seguivo un programma alla radio dell’autobus sul volontariato e ho deciso di intervenire in diretta.

Ho parlato del mio volontariato in canile, di quello che facciamo e di come è organizzato. E un quarto d’ora se n’è andato con i miei warholiani e strameritati 15 minuti di gloria.

Viva Autostrade per l’Italia, ANAS, AISCAT, Anvedististronzi i quali si trovano sempre impreparati ogni stramaledetto inverno che nevica.

Viva la Protezione Civile che a causa dei tagli a tutti i fondi possibili ha da offrirci solo un paio di vanghe.

Viva la compagnia di autolinee che aveva su le catene di neve adatte per un auto, non per un autobus.

Viva i meridionali: che non si scoraggiano mai e come sempre si confermano essere quelli che risolvono i problemi di tutti.



giovedì 9 dicembre 2010

Forse, ma forse, ma si...



A volte la vita ti fa perdere delle persone.
E non perchè non ci sono più.
No, loro ci sono eccome, solo che semplicemente non ci sono più per te.
Per colpa tua o per colpa sua.
O forse per colpa di nessuno.

Io ho perso mia cugina, La Manu.
Siamo cresciute insieme, abbiamo passato tantissime estati insieme, abbiamo condiviso l'adolescenza.
Ci dicono ancora che ci somigliamo molto nel modo di sorridere, nel modo di camminare con i piedi a papera, nella nostra sbadataggine, nel perdere sempre il telefonino o nel non trovare mai niente nella borsa.
Poi, come per magia, lei non ha passato più le estati insieme a me ed io non l'ho più cercata.
Ho fatto alcuni tentativi telefonici ma mal riusciti.

Quest'estate, a pranzo con i miei zii, io e mio padre abbiamo avuto uno dei nostri soliti battibecchi.
Mentre tiravamo su gli spaghetti, al piano di sopra si sentivano sbattere porte e finestre.
Mio padre: "Maria Grà, hai lasciato le finestre aperte?"
Io: "Si papà, deve cambiare l'aria..."
Mio padre: "Ehssì, e poi cambiamo pure le porte...".

Mentre sorridevamo un po' tutti, zia dice: "Uguale uguale alla Manu, sembra di sentire padre e figlia a tavola" e i suoi occhi sono diventati rossi rossi.

E anche i miei. Siamo così simili.

Mi sono chiesta se fosse stata colpa mia.
Ho rintracciato un avvenimento: un'estate ero talmente tanto presa dal mio nuovo fidanzato che ho passato più tempo con lui che con lei. Snobbandola quasi.
Sicuramente un errore, sicuramente una situazione che manderebbe su tutte le furie chiunque.

Ho cercato di recuperare ma senza mai chiederle scusa davvero, senza farle capire che mi ero resa conto di aver preso una grossa cantonata.
Circa 7 o 8 anni fa quindi io ho smesso di avere questo rapporto così speciale con una persona così speciale nella mia vita.

Certo, a mia discolpa posso dire che ero una ventenne arrapata e che a quell'età si possono perdere un po' le cose importanti della vita.
Ma non mi giustifica.

E allora approfitto di questo spazio, dove so che lei non andrà mai a cercarmi, per chiederle scusa, per dirle che mi manca.

Manu, mi manchi, mi manchi tanto.
Non so più niente di te se non quello che filtra attraverso la nonna.
Vorrei sapere di te, vorrei parlarti, vorrei raccontarti quello che mi succede.
Vorrei un consiglio sulle mie scelte, vorrei sapere tu come e cosa scegli.
Vorrei prendere un treno ogni tanto e passare una domenica con te.
Vorrei scattare delle foto di noi due che facciamo le cretine, che tiriamo fuori la lingua o che prendiamo il sole.
Vorrei telefonarti e sentirti rispondere per una volta.
Vorrei ritrovare mia cugina, la mia amica.